Un’amicizia ad alta velocità

Prefazione di Gian Maria Regazzoni

Questo libro “Io e Clay” narra di due uomini uniti dal motto “non mollare mai”. Il destino da una parte, l’azione dall’altra: così si è formata una coppia unica, originale.

Quella composta dal pilota Clay e dal tifoso Giacomo, che nel tempo, con l’evoluzione dei loro ruoli, anche tra scontri e incomprensioni, si è trasformata in un legame profondo, in un’amicizia autentica, desiderosa di condividere un obiettivo comune.

Un idolo che diventa amico, un tifoso che diventa amico. Tutto ha inizio con un giovane che insegue il suo mito e un pilota campione che affronta il proprio destino.

La passione per i motori, vissuta in modo diverso ma con la stessa intensità, è il trait d’union che li avvicina: un ardore che si fa amicizia e impegno umano.
«Giacomo!» Risuona ancora nelle mie orecchie la voce di mio padre, Clay, che lo chiama per chiedergli di occuparsi di questo o di quello, oppure per rimproverarlo bonariamente per qualcosa che il “povero” Giacomo non aveva eseguito secondo le direttive, o che aveva dimenticato, o per cui non aveva ancora trovato il tempo. Un Clay esigente, sempre. E un Giacomo solido, caparbio, pronto a metterci l’anima pur di accontentarlo.

Quello stesso Giacomo, affiancato dai suoi fidati consiglieri e sostenuto dal Don, don Luigi Avanti, — “un prete da corsa” capace di portare equilibrio nella scoppiettante coppia Giacomo-Clay — è colui che ancora oggi porta avanti, con la medesima determinazione, quella stessa missione a vent’anni dalla scomparsa di mio padre, in una maniera che ai miei occhi continua a essere sorprendente. Quella missione che iniziarono insieme per la raccolta fondi a favore della ricerca sulla paraplegia, poi sfociata nella creazione del Club Clay Regazzoni.
Credo sia davvero straordinario che l’associazione, dopo la scomparsa di papà, abbia continuato a crescere e a raccogliere fondi importanti.

È la testimonianza concreta di quanto quell’unione fosse fondata su un’intuizione giusta, su un legame capace di generare una relazione solida, fatta di amicizia e stima.

Conobbi Giacomo in una mattinata fresca, sotto un cielo velato, nel paddock di Monza — la Monza di un tempo, quando la zona dei box era ancora accogliente, quasi familiare. Non ricordo con precisione il momento, ma le immagini sono rimaste vive nella mia memoria. Forse, già allora, avevo intuito l’importanza di quell’uomo cordiale che stava accanto a mio padre: una presenza capace di portare avanti, con costanza, una missione comune che, dopo la scomparsa di Clay, avrebbe potuto sembrare impossibile.

Da tifoso a collaboratore fidato, da fan appassionato ad ambasciatore dell’associazione che porta il nome di mio padre, assumendone il testimone quando il destino ha deciso di portarselo via. Questo è Giacomo. O, almeno, è la parte di lui indissolubilmente legata al suo Clay.

Ammiro la sua forza, la sua tenacia, la capacità di affrontare le difficoltà e di difendere il nome di Clay Regazzoni da chi vorrebbe utilizzarlo per interessi personali. Stimo la sua determinazione, la sua caparbietà. E mentre scrivo queste parole, mi rendo conto di quanto queste qualità accomunassero entrambi.

Forse è anche per questo che, a un certo punto, le loro strade si sono dovute incontrare. D’altronde anche l’ingegner Forghieri li aveva già definiti “due testoni uguali” che si cercavano.
Grazie, Giacomo, per tutto quello che continui a fare.

Gian Maria Regazzoni

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