di Karima Abdel Razek
Dalla Prefazione di Anna Bernardini
Questo romanzo nasce dalla voce limpida di una donna che, guardandosi indietro, ricostruisce il percorso doloroso e sorprendente che l’ha condotta alla libertà. È una storia vera, narrata con uno sguardo lucido e mai compiaciuto, capace di restituire la complessità di un’adolescenza spezzata e ricucita attraverso incontri, scelte forzate e improvvisi lampi di grazia.
Al centro c’è una ragazza italo-egiziana che a tredici anni vede crollare le certezze più elementari: la città in cui è cresciuta, la scuola, l’idea stessa della famiglia. L’arresto del padre (figura imponente, carismatica, ma anche ingombrante) la trascina in una realtà che non ha scelto, nel cuore del Cairo, dove tutto sembra più estraneo e definitivo.
Accanto a lui, quasi in controluce, la madre appare come una presenza discreta: fragile e risoluta insieme, trascinata in eventi più grandi di lei, ma animata da una forza sotterranea che affiora con discrezione. (…)
Sul fondo della storia, emerge poi un altro tema silenzioso ma cruciale: quello della migrazione, vissuta come sradicamento, difficoltà di adattamento e senso di diversità. Milano e l’Italia rimangono sempre come una presenza latente, un filo sottile che attraversa la narrazione, ricordando le radici, le origini e ciò che continua a far parte dell’identità della protagonista. Questo romanzo risuona con chi ha conosciuto lo stesso senso di sradicamento, anche se vissuto in contesti diversi, e mette in luce un fenomeno che potremmo definire una “migrazione contraria”: un viaggio in senso opposto rispetto alle rotte migratorie più comuni e attuali, eppure non per questo meno complesso o doloroso. Pur rimanendo sullo sfondo, questo tema conferisce al libro uno spessore universale, mostrando come il cambiamento e l’adattamento siano esperienze difficili ma formative. (…)

